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La partecipazione dei papà al parto

Autore non conosciuto

Nel passato, il parto era considerato una faccenda prettamente femminile, dalla quale gli uomini erano, generalmente, esclusi (Leavitt, 2003). Se capitava che dovessero assistere o avere un ruolo durante il travaglio e il parto, entravano in un territorio sotto il dominio delle donne.

Ai giorni nostri, è stato calcolato che l’86% dei papà assistono al parto (Kiernan e Smith, 2003), ma riportano di non sentirsi benvenuti o di venire ignorati dalle ostetriche e dai medici, soprattutto quando le cose iniziano ad andare storte (Koppel e Kaiser, 2001).

Kaplan (2004) ha dimostrato che il parto è il momento in cui l’uomo è maggiormente coinvolto emotivamente con il proprio bambino. White (2007) e Odent (2008) suggeriscono, invece, che la presenza dei papà durante il parto può causare disturbi psicologici, sessuali e mentali, poiché il parto potrebbe essere vissuto come un’esperienza spaventosa che potrebbe andare a danneggiare la relazione di coppia e il loro diventare papà. Anche Chapman (1992) ha messo in luce che i papà possono, talvolta, sentirsi forzati nella partecipazione al parto, un evento nel quale non si sentono a loro agio.

La presenza dei papà, d’altra parte, viene considerata dalle donne il più importante supporto e in alcuni casi può essere valutato con punteggi più alti rispetto al personale (Tarkka & Paunonen, 1996; Enkin et al., 1995). 

Somers-Smith (1999) ha osservato che la presenza dei partner durante il parto è molto gradita e suscita sensazioni positive nella donna. In uno studio di Klein (1981), condotto attraverso l’osservazione durante il travaglio e la somministrazione di un questionario alle donne nel post-partum, emerge che i papà, paragonati alle ostetriche, sono più presenti fisicamente e coinvolti emotivamente. Le madri percepiscono il contributo dei papà come positivo, sebbene l’aiuto non correli con ciò che viene fatto nella pratica, bensì con la loro presenza. In ogni modo, la partecipazione al parto dei papà aumenta il significato dell’esperienza e rafforzerebbe, secondo l’autore, la relazione di coppia.

Le ricerche sul tema restituiscono risultati controversi, per cui non è chiaro se incentivare la presenza dei papà durante il parto, riconoscendone il valore, o se lasciarlo in disparte, proteggendolo rispetto a possibili esperienze traumatiche.

Una lettura più approfondita di come i papà esperiscono questo importante momento della loro vita, fa emergere che i papà ritengono la loro presenza in sala parto positiva (David, 2009), ma percepiscono che loro stessi necessiterebbero di un supporto o di una preparazione adeguata. In particolare, i papà si ritengono supportati quando hanno la possibilità di chiedere e di interagire con l’ostetrica e con la partner e vivono positivamente il poter scegliere se essere coinvolti o se fare un passo indietro rispetto a ciò che sta avvenendo. Per i papà è importante essere considerati come parte di una coppia che sta per avere un bambino, mentre se sono lasciati fuori, sperimentano una sensazione di impotenza che può portare a sensazioni di panico e mettere a repentaglio il loro ruolo di supporto nella coppia (Backstrӧm e Hertfeldt Wahn, 2009).

Essere di sostegno al dolore della partner e rimanere nella paura di ciò che può succedere può essere, comunque, difficile, se non, in accordo con White (2007) e Odent (2008), traumatico. Il parto dovrebbe poter essere un momento di condivisione tra i due partner, ma i papà dovrebbero essere riconosciuti e sostenuti nel loro ruolo e nella loro importanza sia durante il parto (Premberg, 2010), ma anche durante la gravidanza, per cui andrebbero incentivati a partecipare assieme alla compagna ai corsi prenatali.