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Le basi biologiche, il corredo genetico e l’habitus funzionale

Roberto Carlo Russo

Il bambino, in qualità di essere biologico, necessita e si esprime tramite funzioni a diversi livelli di complessità. Il livello più primitivo è la necessità del nutrimento, del riposo (sonno) e del riparo (grotta, tenda, casa) essenziali per la sopravvivenza; un altro livello è rappresentato dal movimento che realizza nel binomio dipendenza-indipendenza la ricerca dell’autonomia, la conquista del territorio e degli oggetti, la difesa del Sé e del posseduto con strategie intelligenti e con l’aggressività. Su queste basi biologiche comuni a tutti gli individui si svilupperà la personalità del bambino. Una distorsione di queste caratteristiche biologiche durante il processo evolutivo può portare alla formazione di disturbi relazionali e del comportamento.

Il corredo genetico definisce le potenzialità organizzative dei diversi sistemi ed apparati, le cui funzioni, integre o carenti, condizioneranno le possibilità di conoscenza e di relazione con l’ambiente. Fino dai primi giorni di vita è possibile riconoscere alcune caratteristiche, direttamente dipendente dal corredo genetico, ma anche dalla interazione tra questo e gli influssi diretti (materni) e indiretti (ambiente) nel periodo gravidico.   

Tutti i processi fondamentali del funzionamento biologico si preparano nel periodo fetale, le diverse predominanze o le carenze di determinati sistemi (caratterizzati da complessi neuro-endocrini, dallo sviluppo e moltiplicazione dei neuroni, dalla presenza di neurotrasmettitori e di neuroricettori e da equilibri ionici), le modalità di connessione e d’integrazione tra i sistemi, le capacità di filtraggio degli stimoli interni ed esterni, l’organizzazione dei processi attentivi, la memorizzazione delle esperienze, preparano un complesso sistema funzionale che a partire dalla nascita dovrà confrontarsi con gli stimoli materni e in seguito con quelli paterni e ambientali. 

Alla nascita il bambino possiede già una sua modalità recettiva degli stimoli, del filtraggio dei medesimi, delle risposte motorie automatiche, della espressività dei general spontaneus mouviments (Prechtl, 1990), dell’uso dei canali informativi, dell’elaborazioni e memorizzazioni del sistema gratificazione-frustrazione, della prevalenza di alcuni stimoli-risposta rispetto ad altri, dell’attività dei processi attentivi, del funzionamento del tubo oro-gastro-enterico, della regolazione del ritmo circadiano, della frequenza e modalità di interscambio con la madre. Ogni neonato è diverso dall’altro. Con la nascita avviene la prima interazione diretta con il bambino che pone alla madre il grande problema della cura e della possibilità di continuare con nuove modalità la comunicazione avuta nel periodo gravidico. Questo habitus funzionale si manifesta alla nascita nei diversi sistemi ed apparati; il ritmo sonno-veglia: alcuni neonati lo acquisiscono facilmente in tempi regolari, altri realizzano questo ritmo a fatica, altri presentano l’inversione sonno-veglia rispetto alla notte e al giorno, altri hanno frequenti risvegli, altri presentano agitazione durante il sonno; il nutrimento: alcuni neonati si nutrono con avidità e in tempi brevi, altri con calma e in tempi più lunghi, altri sembrano non accontentarsi mai, altri presentano una suzione lenta, altri hanno difficoltà ad attaccarsi al capezzolo. Anche il funzionamento oro-gastro-enterico evidenzia le diversità individuali: presenza di rigurgiti più o meno abbondanti a diversa distanza dal pasto, frequenza delle scariche, presenza e intensità delle coliche.

L’habitus del neonato si esprime tramite la variabilità delle risposte agli stimoli ambientali: risposte scarse, come se fossero ancora isolati nel periodo fetale o come se gli stimoli ambientali non raggiungessero la soglia di eccitazione; risposte esaltate anche a stimoli di basso valore soglia; risposte più elettive al tipo di stimolo per un canale informativo; alternanza di risposte allo stesso tipo di stimolo; maggiore o minore eccitabilità a seconda dell’ambiente (cambi di diffusione e intensità della luce, maggiore o minore presenza di contrasto). Una mia nipotina appena nata nel vedere i visi che la guardavano è rimasta con gli occhi spalancati e lo sguardo fisso, come “stupefatta” per questi nuovi stimoli che le si presentavano.

L’attività motoria presenta marcate differenze nei neonati. Le risposte motorie automatiche, dette riflessi arcaici, presentano frequenza, tipologia, intensità e modalità diverse a seconda del tipo di stimoli; in alcuni neonati l’attività motoria spontanea è frequente, in altri è meno frequente; l’attività motoria può essere espressa con molta intensità e ampio reclutamento neuromuscolare o essere meglio controllata; la soglia di risposta è variabile da individuo a individuo. 

Le diverse funzioni di sistemi ed apparati sono tra loro coordinate (Berthoz, 1997, Siegel, 1999), e l’individuo apprende globalmente, pertanto in un’esperienza lo stimolo, l’attenzione selettiva, l’analisi dei dati, la scelta e programmazione della risposta, il risultato raggiunto, l’effetto gratificazione-frustrazione, la valutazione degli altri, sono accomunati in un unico complesso funzionale che caratterizza quell’esperienza. Questa modalità di vissuto delle esperienze è valida per tutti gli individui e lo è ancora di più per il neonato che vive questa integrazione funzionale nella stretta relazione di tipo simbiotico con la madre. Nel neonato queste prime esperienze impostano le caratteristiche funzionali successive e creano le basi per le future relazioni.

Risulta difficile comprendere le dinamiche di queste iniziali caratteristiche neurofunzionali e in particolare quali influssi abbiano sul futuro del bambino, ma non tutto è di facile accesso ai fattori che le hanno determinate. In queste prime fasi della vita si impostano le tracce di una modalità d’essere che in seguito sarà plasmata dalle esperienze e dall’influsso dei modelli di riferimento, ma che avrà anche proprie modalità personali d’espressione che si confronteranno nei complessi processi relazionali con il mondo

Tratto da: Russo R.C. Psicomotricità. Nuovo approccio valutativo e intervento globale: terapia psicomotricità, sostegno genitoriale, collaborazione sociale. Casa Editrice Ambrosiana, Milano, 2018 (in uscita aprile 2018), Capitolo 1, Fattori interagenti nel percorso evolutivo, pp. 1-2.