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La rivincita dei prematuri

di Donatella Gambini - Tempo Medico n. 762

I neonati di basso peso possono avere deficit cognitivi, ma anche recuperarli

 

Il sistema nervoso dei bambini nati prematuri può fare grandi cose, come recuperare gradualmente, ma in modo continuo, i deficit di tipo cognitivo che spesso essi presentano nell'infanzia. Un recente studio americano ha infatti mostrato un costante miglioramento del quoziente intellettivo in molti di questi piccoli nell'arco della prima decade di vita.

"Con un'eccezione" precisa Laura Ment, pediatra presso la Yale University School of Medicine di New Haven, nel Connecticut. "I gravi prematuri con deficit che dipendono da un'emorragia intraventricolare mostrano al contrario un costante declino delle capacità cognitive".

La prematurità può causare gravi disabilità, soprattutto nei primi anni di vita, fino nel 50 per cento dei casi.

"Nel corso dell'ultimo decennio tuttavia la percentuale di complicanze neurologiche della nascita prematura sembra essersi stabilizzata intorno al 15-20 per cento" commenta Glen Aylward, pediatra dell'Università dell'Illinois e autore di un editoriale di commento. "Tuttavia anche in assenza delle disabilità più gravi, come il ritardo mentale, le paralisi infantili, l'epilessia, la cecità o la sordità, si riportano, con una frequenza che arriva al 70 per cento, danni più sottili, come difficoltà di apprendimento, specifici deficit neuropsicologici, condizioni complesse quali il deficit da disturbo dell'attenzione e iperattività o alterazioni comportamentali".

In conseguenza di ciò si stima che almeno un quinto dei bimbi nati gravemente sotto peso sviluppa qualche deficit cognitivo entro gli otto anni, che più della metà ha necessità di un sostegno scolastico e che il 15 per cento viene bocciato almeno una volta alla scuola elementare.

"Il confronto tra questi numeri e quelli disponibili per le fasce di età superiori ha fatto però ipotizzare la possibilità di un discreto recupero nel lungo periodo" commentano gli autori dello studio. "Due terzi dei gravi prematuri infatti non sembrerebbero avere bisogno di alcun supporto scolastico tra i 14 e i 15 anni, almeno tre quarti ottengono un diploma di scuola superiore e quasi la metà si iscrive all'università".

Da qui l'idea di seguire passo passo 300 piccoli nati tra il 1989 e il 1992 con un peso corporeo compreso tra 600 e 1.250 grammi, e di valutare le loro abilità cognitive a tre, quattro e mezzo, sei e otto anni di età corretta (vale a dire all'età che ciascuno avrebbe avuto se fosse nato a termine). I test utilizzati hanno esplorato ad ampio raggio le prestazioni intellettive dei bimbi, evitando prove che comportassero risposte motorie, in modo da non creare interdipendenza tra le funzioni strettamente cognitive e le funzioni motorie, che in alcuni nati pretermine risultano anch'esse compromesse. I risultati hanno confermato l'ipotesi di un recupero cognitivo.

Il confronto tra i punteggi ottenuti a tre e a otto anni ha mostrato un miglioramento in più della metà dei bambini. E' pur vero che i fattori ambientali hanno mostrato di rivestire molta importanza, dal momento che il grado di istruzione delle madri o il fatto di vivere con entrambi i genitori piuttosto che con uno solo sono risultati entrambi associati a punteggi più alti ai test.

Quest'ultimo punto offre parecchi spunti di utilità non solo clinica ma anche sociale.

"Abbiamo riscontrato che l'influenza favorevole del sostegno educativo potrebbe essere amplificata dall'offerta di servizi più adeguati: per esempio fornendo speciali aiuti ai figli di donne con un più basso grado di istruzione" sottolineano i ricercatori."Gli effetti esercitati sulla società dalle complicanze della prematurità grave sono infatti notevoli, e un miglioramento del quoziente intellettivo e delle capacità cognitive di un bambino potrebbe avere importanti risvolti sull'ambiente in cui vive e quindi sulla sua integrazione sociale".

 

Non tutti gli studi di questo tipo effettuati fino a oggi hanno sortito lo stesso esito, anche se le differenze potrebbero in parte spiegarsi con un diverso approccio nel reclutare i pazienti (in uno degli studi più recenti, per esempio, sono stati esclusi i bambini con gravi deficit neuropsichici e quelli ospitati in istituti per l'infanzia). In contrasto con quanto dimostrato dagli studiosi di New Haven, altri hanno infatti osservato nel passaggio dai 4 ai 6 anni di vita di bambini nati gravemente prematuri un peggioramento delle funzioni cognitive del 20-25 per cento. Anche in questo caso, comunque, i fattori ambientali si sono dimostrati fondamentali. Gli stessi progressi della medicina neonatale, come l'uso di farmaci che compensano le principali alterazioni dovute alla immaturità (ne è un esempio il surfattante per la funzione polmonare dei bambini nati prima della trentaquattresima settimana di gestazione), contribuiscono a migliorare la prognosi dei piccoli pretermine, e possono in parte giustificare gli esiti più favorevoli riscontrati negli studi più recenti rispetto a quelli condotti parecchi anni fa.

 

Aericolo tratto da Da "Tempo Medico " del 18/03/2003