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Modifiche sociali attuali

Roberto Carlo Russo

Il cambiamento della famiglia si è verificato soprattutto per la modifica del ruolo della donna nella società, prima artefice e gestore della funzione familiare.

Ora il suo inserimento nel mondo del lavoro ha determinato la necessità di far conciliare le mansioni di casalinga con quelle del lavoro esterno.

 

La duplice funzione ha portato al cambiamento dell’organizzazione e della funzionalità familiare con la diminuzione del numero dei figli, la necessità di collaborazione del marito al ménage familiare, una tendenza alla parità dei significati dei ruoli, la più facile e frequente precarietà del matrimonio, il costituirsi di nuovi nuclei familiari, la maggiore indipendenza della donna dalla famiglia per il valore che assume la sua partecipazione al mondo del lavoro e l’inevitabile indebolimento nel suo ruolo familiare (Tessarolo, 1993; Cusinato e Tessarolo, 1993).

Il modello tradizionale di famiglia si delinea verso nuove forme di organizzazioni temporali e spaziali, con la necessità di aiuto nell’accudimento della prole da parte di altre persone (nonni, baby sitter, asili nido), il bisogno dei genitori di compensare la carenza di tempo dedicato ai figli con atteggiamenti di iperprotezionismo, eccesso di regali e carenza di regole. 

 

Durante la gravidanza la condizione biologica e psicologica della donna subisce un’importante cambiamento che porta alla valorizzazione dell’intimo rapporto privilegiato e simbiotico con il nascituro. Questa condizione, necessaria per preparare quel complesso di atteggiamenti definito «la costellazione materna» (Stern, 1995), viene in parte indebolita dai problemi e dall’attività sociale e lavorativa della donna.

Il maggiore impegno rivolto al raggiungimento della società del benessere ha portato un notevole aumento e arricchimento di nuovi stimoli evolutivi con la conseguenza di una precoce evoluzione dell’infanzia, ma ha anche determinato una modalità di vita infantile più frenetica e spesso caotica per le problematiche connesse al ritmo di vita del nucleo familiare. Sempre più frequentemente si assiste a distorsioni dei processi di sviluppo che includono l’autonomia, l’aggressività, la responsabilità e la socialità, determinando il cambiamento di ciò che si considerava una norma evolutiva in una nuova «norma» condizionata dalle modifiche familiari e sociali.

 

Il bambino riesce in parte ad adeguarsi, non senza problemi e disturbi, al rapido evolvere delle culture sociali, delle variegate miscele di usi e costumi appartenenti a società diverse, ma le preoccupazioni per le crisi evolutive dei figli, i nuovi interessi dei bambini e il loro rapido apprendimento delle nuove esperienze, determina una difficoltà nei genitori a comprendere ed a integrarsi ai rapidi mutamenti sociali, generando con facilità uno squilibrio di rapporto e comprensione generazionale con i figli. Spesso si assiste a comportamenti dei genitori privi di buon senso. 

I dati epidemiologici di diversi autori hanno evidenziato l’aumento negli ultimi decenni del rischio psicopatologico nell’infanzia con una incidenza di disturbi che può arrivare al 25% e oltre a seconda dell’ambiente culturale ed economico (Zahner e altri, 1992; Levi e Penge, 1996). L’Organizzazione Mondiale della Sanità (2001), a seguito di una indagine in un consistente campione ha identificato la presenza di psicopatologia nel 25% della popolazione infantile nelle società tecnicamente e culturalmente progredite. Ada Fonzi (1987) in una ricerca italiana sulla frequenza del bullismo, su 7000 bambini dagli 8 agli 11 anni ha riscontrato il 27 % di prepotenti e il 38 % vittime; l’autrice (2006) sostiene che il fenomeno del bullismo è in aumento e più alto in Italia rispetto alle altre nazioni europee.

Le caratteristiche comportamentali, le abilità e la socialità nell’infanzia hanno spesso mostrato notevoli modifiche in rapporto alle diverse condizioni di vita della società d’appartenenza.

La disamina del secolo appena passato mostra un continuo cambiamento degli usi e costumi delle società più evolute, per il travolgente sviluppo tecnologico, per l’allargamento delle possibilità comunicative, per la commistione di etnie diverse con il relativo bagaglio di competenze e usanze, culture e religioni. 

 

In particolare in questi ultimi dieci anni e con crescita iperbolica, l’infanzia (specie dai sei anni in avanti) è stata conquistata dalla realtà virtuale: i video giochi, internet e i cellulari per comunicare verbalmente o più frequentemente tramite i messaggini.

Nello status symbol dei ragazzi ha preso la netta dominanza il cellulare e il computer sulla diverse culture e mode adolescenziali dei periodi precedenti (Hippy, Dark, Paninari, Metallari, Hip-Hop, Punk, ecc...).

Con i video giochi l’individuo è in una lotta infinita di competitività con gli amici o con sé stesso per un punteggio sempre migliore, permanendo in una ricerca delle abilità, ma deprivato dalle potenzialità creative in queste attività. In internet vengono assunte una massa d’informazioni spesso slegate tra loro e prive di connessioni storiche e causali; internet per contro assume valore nelle ricerche scolastiche. Tramite i cellulari i bambini e ragazzi comunicano molto, ma a distanza, perdendo il valore della comunicazione e discussione diretta arricchita dalla comunicazione non verbale. In alcuni bambini con disturbi relazionali i video giochi o alcuni film (tipo Harry Potter) possono favorire un ritiro dalla realtà concreta e un rifugio nella virtuale.

Da recenti ricerche americane, tuttora in corso, emerge che i ragazzi dell’attuale generazione, compresi tra i 10 e i 12 anni, che usano i video giochi con frequenza, sono più rapidi del 30% nell’analisi della percezione visiva rispetto a quelli che non li usano o li usano molto poco; riescono a prestare attenzione contemporaneamente a più particolari (multitasking), ma in termini superficiali e a discapito di analisi dei significati più profondi delle esperienze.

Questi ragazzi sembrano trascinati dallo stimolo alla velocità, un mordi e fuggi per nuove attività, pur rimanendo ancorati, con marcata  contraddizione, a questo schema di vita di tempi rapidissimi sugli stessi temi. Il ritmo travolgente e nel contempo statico in senso creativo, determina facilmente stati d’ansia, d’insicurezza e spesso presunzione di conoscenze e di superiorità. Le nuove tecnologie, così come le precedenti mode e culture, hanno rafforzato la comunicazione tra i ragazzi, uniformandoli verso un comune modo di agire e di pensare, spesso distogliendo gli adolescenti dalle problematiche importanti sociali nei cui confronti si assiste ad un marcato disinteresse.

Nei confronti dei video game si riscontra la netta predominanza dei maschi, mentre le femmine usano di più la messaggistica tramite i cellulari e la scrittura.

L’aumento considerevole dell’instabilità psicomotoria o se preferiamo della sindrome ADHD, potrebbe essere messo in relazione anche a questi fattori e all’atteggiamento dell’adulto spesso intollerante nei confronti dell’esuberanza di alcuni bambini, essendo anch’esso vittima di una società caotica, disturbante, attualmente insicura e carente di un futuro in cui porre una valida speranza. Si assiste sempre più frequentemente a distorsioni dei processi di sviluppo che includono l’autonomia, l’aggressività e la socialità, a tal punto da ritenere arduo potere includere in una norma biologica una estesa percentuale dell’infanzia.

Negli ultimi 10 anni, a seguito degli assidui contatti con le insegnanti delle scuole materne, elementari e medie, un sempre più frequente numero di docenti dei tre cicli, selezionati per competenze e cultura, sostengono che circa il 50% dei loro allievi non possono essere inclusi in una evoluzione biologica che possa comprendere un adeguato sviluppo al riguardo dell’aggressività, dell’autonomia, della responsabilità e della socialità.

La norma evolutiva cambia in rapporto alle modifiche sociali, ma

  • come si modifica il bambino in rapporto al rapido evolvere tecnologico, delle culture, delle variegate miscele di usi e costumi appartenenti a società diverse?
  • Si verifica l’adattamento generazionale o si verifica una marcata discrepanza non solo tra nonni, genitori e figli, ma anche tra i fratelli a causa delle travolgenti modifiche tecnologiche, culturali e di tendenze comportamentali?

Inoltre nelle società la morale e il comportamento sociale tendono a scindersi in diversi codici a  seconda del gruppo d’appartenenza generazionale, politico, religioso, di livello sociale, sportivo, adolescenziale, territoriale; il collante comune sono le leggi, ma anche queste vengono considerate, interpretate e applicate diversamente a seconda delle circostanze e degli individui. Anche le istituzioni e in particolare chi le governa, si trovano in gravi difficoltà a risolvere i nodi delle emergenti crisi sociali ed economiche a tal punto che a volte i rimedi posti diventano più negativi delle cause che li hanno provocati.

Per poter dare risposta a questa domanda e comprendere il significato di queste variabili dei modelli di riferimento evolutivo e le eventuali distorsioni che si riflettono nell’infanzia, è necessario prendere in considerazione l’ambiente di vita con i suoi modelli genitoriali e sociali, il tipo e la struttura sociale, il codice biologico, le tipologie genetiche, le caratteristiche neurofunzionali precoci, gli orientamenti neuropsicologici e gli eventi della vita del nucleo familiare e sociale.

È opportuno pertanto richiamare l’attenzione sulla necessità di affrontare il «problema sviluppo del sistema bambino-ambiente » e non il disturbo o la patologia del bambino presi separatamente dalle

condizioni sociali e dall’influenza del gruppo d’appartenenza. Stern (1995) sostiene che lo sviluppo del bambino normale deve essere considerato come una relazione, a maggior ragione sarà un problema di relazione il bambino disturbato.